giovedì 2 febbraio 2012

Le ragioni di un blog / Manifesto

La neve cade copiosa. Dovrei essere al lavoro, a insegnare cinema (o a provarci, quantomeno) in una scuola materna di un minuscolo paesino arroccato sulle montagne della Bassa Valtellina. Ma, appunto, la neve cade copiosa, copiosa e fine come una polvere maledetta, come la neve radioattiva de L'Eternauta. Alle volte è meglio quindi fare un passo indietro, e rintanarsi da qualche parte, possibilmente al calduccio. Eccomi qui, allora, nella biblioteca di Tirano, sede abituale del mio tempo libero, a cercare di organizzare una giornata di vacanza forzata. Da un po' mi frulla per la testa l'idea di un blog. Per essere sinceri: non è che lì (nella mia testa) ci sia finito per caso, come una sorta di Illuminazione, una Folgorazione sulla Via di Damasco, che peraltro da qui dista (fonte Google Maps) 3612 km, centimetro più, centimetro meno... Sta lì perché ce l'hanno messo in molti, e a bastonate. "Scrivi, scrivi! devi tornare a farlo!". Il fatto è che sì, è una cosa che so fare, ma non amo scrivere. Quando mi va bene, lo trovo poco utile. Normalmente, lo reputo un'assoluta perdita di tempo. A questo punto, resta da chiedersi: perché lo stai facendo? Per noia, forse, per vanità di certo, ancor più per una necessità di ordine. Sono (co)tanti e (co)tali i miei interessi, che metterli per iscritto potrebbe persino sembrare una buona idea. Per destrutturarli. Per desacralizzarli. Per mettere un punto dove mai prima d'ora potei immaginare una chiusa (ah, la gioia di buttar dentro, qua e là, uno stucchevole passato remoto...). Bene! Si passi dunque al Manifesto, quell'elenco assai aleatorio di finte promesse che dovrebbero mettere un ordine nel Caos più totale. Larcenies of Time, titolo mutuato dal grandissimo Cormac McCarthy:
Sweeter for the larceny of time and flesh. Sweeter for the betrayal
in All the pretty horses. Mutuato e prontamente, rispettosamente, decontestualizzato. Un maligno spirito e postmodernista mi possiede. Si va d'accordo comunque, potremmo persino pensare di sposarci e mettere su famiglia. Uno spirito non ha grandi richieste, non vuole gioielli o vestiti, e nemmeno essere portato fuori a cena. Non ti chiede di pulir casa, né di lavare i piatti. Uno spirito è un ottimo partito. Ma torniamo a noi. Si diceva: Larcenies, che poi altro non sono che quei furti del tutto involontari, come quando in stazione ci ritroviamo con un vicino che ha una valigia identica alla nostra e, una volta arrivati a destinazione, scopriamo pure di aver preso la sua. Furti (involontari) di tempo, dunque. Che possono essere visti in due modi. A ben vedere, ogni momento culturale, soprattutto visto nell'ottica distorta e cinica dell'imperante logica consumista/capitalista, è un furto di tempo. Se da questa logica ci facciamo dominare appieno, "larceny" è una parola troppo leggera: sarebbe assai meglio usare "theft", se non addirittura "burglary". Ma io non mi lascio abbindolare (almeno credo). Se furto è, è robetta di poco conto. In più, sono da sempre vittima, consapevole, volontaria ed entustiastica, di queste ruberie. Scrivendo un blog, da vittima mi rendo carnefice. Chi mi leggerà (in due, tre, mille, non importa) si farà impunemente portar via del tempo. Se sarò bravo, questo avverrà in due modi. Il primo prelievo avverrà al momento della lettura, dato che amo essere verboso e prolisso. Il secondo, e starà lì l'improbabile bravura o, italianamente, la furbizia, quando la vittima si troverà a fare i conti con ciò che le avrò propinato, sia esso un film (spesso), un libro (altrettanto spesso), una riflessione (il gioco si fa peso e tetro, per dirla con Guccini) oppure un'idiozia (questo sempre e comunque) . Il perché del (from Outer Planet), rivisitazione del trash/cult di Ed Wood, sarà chiaro solo leggendo. Vorrei dirvi che scriverò sempre, e con grande regolarità, ma questo sarebbe contrario alla Costituzione, alla Convenzione di Ginevra e forse pure alla Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo. Scriverò quando ne avrò voglia, il che significa: quando avrò qualcosa da dire. Perchè stiamo parlando di rubare del tempo, mica di perderlo...

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