sabato 15 dicembre 2012

Little Story of a Little Tree... (ovvero: come trovai il libro più bello del mondo, o giù di lì)

300 giorni. Mica ciccioli... Tanto è passato dal mio ultimo post. Per uno che si riprometteva un aggiornamento settimanale (mai dichiarato, vivaddio), un lasso temporale simile equivale a una brusca presa di coscienza, tipo scoprire che Babbo Natale non esiste... Sarei felice di affermare che nulla, libro, film, musica, mi abbia "rubato del tempo" ma:
  1. si tratterebbe di ciò che tecnicamente non esiterei a definire una "balla clamorosa"
  2. pure se fosse vero (e ribadisco, non lo è), non mi manca la riserva
  3. ebbene sì: ho avuto da fare!
  4. un libro mi ha bloccato, proprio quello che, anni fa, aveva aperto le porte della mia limita(n)tissima percezione.
Quale libro? Già, quale... Ho paura che, scrivendone il titolo, io mi riblocchi (solo quattro tentativi già abortiti, che volete che sia!). Suvvia, sii uomo! Il Codex Seraphinianus! Ecchediamine! Anche perché non è del Codex che parlerai! (Giuro però che lo farò, "non so dirvi come è quando, ma un bel giorno..."). Al capolavoro di Luigi Serafini sono arrivato, al solito, attraverso un metodo raffinato ed efficacissimo, utilizzato più e più volte da insigni scienziati e pensatori: la serendipità. Ossia: cerchi una cosa e ne trovi un'altra. Lo so, al bar chiamerebbero questa cosa in un altro modo, ma, signori miei, questo è un blog, e non un bar... Tutto nasce da un altro libro, o meglio da un freddo sabato di febbraio del 2010. Gli ingredienti sono: Tuttolibri, un bellissimo blog (Tutta la carta del mondo), e Katsumi Komagata, designer e artista giapponese, classe 1953. A quel tempo muovevo i miei primi passi nel mondo dei libri, per così dire, "concettuali": Munari, i pop-up di Carter, etc. A Bologna era stato premiato un curioso piccolo libro giapponese, la storia di un alberello. All'apparenza, il tipico esempio di ciò che non avrei mai trovato. Quindi, il tipico esempio di ciò che mi getta nell'ostinata ricerca. Google! Mi imbatto subito nel suddetto blog (che del libercolo in questione riportava peraltro solo una foto), e, sfogliandolo (si dirà così?), cado sul Codex, e la mia vita cambia. Ma questa è un'altra storia...

Ellissi temporale. Venerdì 7 dicembre 2012. Milano, Libreria 121+, lo splendido atelier dell'Editrice Corraini. Nevica, molto più che sulle mie montagne. Sono lì per svariati motivi: acquisti su commissione, e curiosità varie. So che hanno qualcosa di Komagata (in Europa viene pubblicato in tirature decisamente limitate dai francesi de Les Trois Ourses), e qualcosa è effettivamente c'è, in bella mostra sul tavolo. Sono libri straordinari, quelli di Komagata, piccole storie in tinta pastello che sperimentano tutti i linguaggi della carta: materiali, forme, spessori. Uno solo è pop-up, il libro che tanto cercavo. Sul tavolo non c'è. E io, ubriaco di tanti titoli, il titolo buono proprio l'ho scordato. Poi la libraia (che brutto suono per una così bella professione!), parlandomi della rarità di questi piccoli capolavori, dice di conservare due copie (miracolo! è esaurito persino in Francia...) di LITTLE TREE

© Anaïs Beaulieu

Eccolo, dopo tanta ricerca. Il prezzo, giustamente, è altino (72 euro). Non troppo, comunque, per il Libro più Bello del Mondo (definizione mia, manco a dirlo, ma è pure il mio blog...). Che cos'è, dunque, Little Tree? Cos'ha di così straordinario? Il linguaggio oscuro e fascinoso di Serafini? Le arzigogolate sculture pop-up di Carter? La disarmante genialità comunicativa di Munari? Nulla delle prime due, e poco (qb, direbbero i ricettari). Little Tree è, tecnicamente, un libro per bambini. Bambini molto fortunati, ma pur sempre bambini...
Quando non si sa come partire, urge farlo dal dato tecnico: sfogliamolo (voi potete farlo virtualmente qui, anche se di persona è ben'altra cosa). 30 pagine. 14 grandi tavole rigorosamente monocromatiche. Ognuna con una diversa trama di cartoncino. Fra le pagine, prima un piccolo seme, poi un alberello che cresce, si fa maestoso, cambia colori col passare delle stagioni, diventa nido per uccellini e corvi, riparo dal sole, resiste al caldo e al freddo, muore e rinasce, un nuovo piccolo seme portato dal vento. Tutto qui. Semplicissimi pop-up bidimensionali. Sulla carta, macchie grigiastre a rappresentare le nuvole e l'ombra dell'albero; forme d'uccelli, animali, uomini stilizzati; in una sola, straordinaria, pagina notturna completamente nera stelle d'argento. Sulla sinistra, una scarna didascalia in inglese. Sulla destra, la stessa in giapponese e francese. Una sorta di haiku grafico per un'elementare, poetica, ode alla vita. A little tree of life verrebbe da dire, mixandolo col capolavoro di Malick, quanto di più lontano si possa immaginare per stile e forma. Si dice che i piatti migliori siano quelli con meno ingredienti. E' così anche per (alcuni) libri, credo. Di sicuro lo è per l'opera di Komagata. Guardandolo (verrebbe da dire leggendolo, ma...), tutto è chiaro, nella mente lo scarno layout si trasforma in albero vero e veri colori. L'immaginazione si mette in moto, il pensiero anche. E' poi così necessario chiedere di più?

3 commenti:

  1. La serendipità è cercare un ago in un pagliaio e trovarci la figlia del contadino, dicono. Lo sanno tutti ma mi è sempre piaciuta questa serendipità (soprattutto a me -evviva le ripetizioni- che dico sempre di andare a caso. tanto che vivo a caso, io)

    300 giorni sono tantini, in effetti. Va bene che abbiamo paura del vuoto, ma tutto questo mettersi in moto degli uomini non lo capisco troppo. O meglio, lo capisco troppo, talmente tanto che sono sempre in crisi perchè non mi muovo abbastanza. Appena tempo correrò nella libreria da te citata

    niente, stavo per cancellare tutte queste idiozie ma ho pensato che è meglio lasciare un commento cretino che non lasciarlo. Come è più divertente quando le persone fanno cose stupide di quando evitano. Penso ci siano errori di sintassi in quello che scrivo, ma non cancello quasi mai, per un mucchio di motivi (un mucchio, oddio. Qualcuno). Comunque, un saluto (tutto questo commento è un saluto)

    Un terzo saluto

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  2. ovviamente, vista la qualità del commento, avrei voluto rimanere anonima, ma non riuscivo a pubblicare.

    EH!

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