lunedì 31 ottobre 2016

FILE di LIBRI o LIBRI di FILI?

  Vogliamo qui proporre un compendio di libri per l'infanzia (ma perchè no? anche per adulti) che sono percorsi da uno o più fili. Non è importante se questo filo è concreto o esiste solo nella realtà della narrazione: ci interessa creare un "catalogo" attraverso il quale comparare i diversi tipi di narrazioni e di messaggi che si possono costruire attraverso il tema dei fili e, soprattutto, dedurne le valenze comunicative ed educative.

Hai in mente qualcosa che per ora non compare tra i titoli qua sotto? Scrivici :)




Iniziamo con un semplice assunto: un filo può essere tante cose. 
IL FILO ROSSO, di Francesco Pittau e Bernadette Gervais, è un filo che “si srotola piano piano dal suo gomitolo” e che ci invita a seguirlo. Tra diverse forme, orientamenti, direzioni e... garbugli, ci permette di scoprire la natura cangiante e flessibile del filo, che può modificarsi e cambiare fino a diventare molte cose...
EDIZIONE: Castoro, 2005.






Un altro filo che si srotola e che ci cattura nella magia del suo dispiegamento è quello del bellissimo leporello double-face SUR LE FIL di Ilaria Demonti: un filo che diventa una traccia, una scia, una fune, un cavo, una linea, tutti accomunati dalla volontà di estrarre fili dall'enorme varietà d'usi del nostro quotidiano e di riportarli alla nostra attenzione.




EDIZIONE: Lirabelle, 2014.

L'idea del Filo rosso, o del fil rouge per dirla alla francese, è un'espressione che per antonomasia indica un legame che unisce fatti, circostanze o oggetti: deve la sua fortuna a Goethe, che lo usò in Le affinità elettive come esemplificazione dei legami che più o meno casualmente nascono tra le persone. Ma come espressione ha un origine molto più lontana e, per certi versi, molto più pratica: è legata infatti alla tradizione marinaresca, in quanto per districare le gomene di una nave si seguiva un filo rosso che rendeva possibile separare l'una dall'altra le corde aggrovigliate. 


                                      
È questa l'idea della collana FILO ROSSO di Artebambini: sia in LA CITTA' che in IL GATTO E LA LIBELLULA un cordoncino rosso accompagna la narrazione, perdendo flessibilmente la sua identità primaria e svolgendo molte altre funzioni.

Artebambini, 2014.

Artebambini, 2014.
In LA CITTA', la narrazione diventa ancora più interessante, giocandosi tra luci e ombre, tra contrasti cromatici, tra Negativi-Positivi, come direbbe Bruno Munari: c'è una possibilità di double-focus, in cui l'importanza degli sfondi, dei posizionamenti e delle sovrapposizioni è ciò che col filo guida una storia priva di parole. Il cordoncino che lo attraversa costituisce una sorta di facilitazione all'opera di uno story-making obbligato, dato che le parole “leggere sono volate via la prima volta che il libro è stato aperto” e delle immagini non resta che l'ombra.



PER FILO E PER SEGNO, di Luisa Mattia e Vittoria Facchini.
Silvia, divoratrice di storie, sapeva che ognuno aveva qualcosa da raccontare; sperava che giovani, vecchi e bambine passassero sulla sua via per raccontarle un nuovo aneddoto, un'avventura speciale. Un giorno però si rese conto che le storie erano troppe da ricordare e cominciò a collezionare i fili persi della sarta del paese, per pescare nuove storie con l'ausilio di questa rete. I fili si intrecciavano e si intrecciavano le storie, ma lei sapeva che, leggendo i racconti a bambine e bambini, ognuno di quei piccoli fili avrebbe richiamato alla sua memoria qualcosa...

 
EDIZIONE: Donzelli, 2012.

Allora il filo diventa simbolo di qualcosa, come FILO, protagonista del libro di Fabio De Poli e Andrea Rauch: egli è simbolo di un bambino spaurito, che ha paura del diverso, che teme l'ignoto; soprattutto, come un bambino, cerca la sua identità: è il cordone di un aquilone, è un filo di nuvole bianche, è un filo di tè che esce dalla teiera... Ma è sempre Filo.

EDIZIONE: La Biblioteca Junior, 2008.

A volte il filo decide di essere semplicemente un filo, un filo da non perdere. NON PERDERE IL FILO, di William Wondriska è la storia di un filo leggero e sottile, che circonda, lega, allaccia, costringe, annodata i protagonisti della storia. Perchè? Beh, questo lo scoprirete solo in fondo al libro ;)



EDIZIONE: Corraini, 2010.

"Dappertutto ci sono fili.
I fili sono diversi, come sono diverse le persone.
Possono essere sottili e forti, leggeri e robusti.
Certi fili si chiamano legami.
Sono invisibili ma molto tenaci.
Le strade sono fili che uniscono le persone.
Ci sono fili che è bello seguire
per scoprire che cosa c'è in fondo...”


FILI, di Beatrice Masini e illustrato da Mara Cerri è un libro soffice e ovattato. I fili passano di mano in mano, legando una bambina distratta a un bambino impaziente e il bambino impaziente all'uomo dei braccialetti e l'uomo dei braccialetti a un povero venditore di braccialetti. I fili vengono abbandonati e poi raccolti, smarriti e ritrovati, intrecciati e sbrogliati. La forte magia di legami nascosti tra protagonisti inconsapevoli che senza saperlo lasciano qualcosa l'uno all'altro.


EDIZIONE: Arka, 2004.

Lo stesso succede per il piccolo protagonista di C'E' UN FILO, di Manuela Monari e Brunella Baldi, che pian piano, esperienza dopo esperienza, osservazione dopo osservazione, assume consapevolezza della presenza di un filo che lega tutte le cose “unisce me alla mamma, me e la mamma al papà. Noi alla nostra casa, la casa alle altre case”. A sua detta è “una specie di ago trasparente che cuce insieme tutto”, ma qual è il suo nome? Per la mamma sia chiama Amore, per il papà RAGIONE, per la maestra VERITA': non possiamo saperlo, sappiamo solo che “se mi perdo mi riattacco al filo e, op, mi ritrovo. È che tutto è come deve essere”.



EDIZIONI: San Paolo, 2010.

Un altro libro che narra di passaggi e di scambi, con la delicata purezza di un bambino è IL FILO ROSSO, raccontato da Anne-Gaëlle Balpe e illustrato da Eve Tharlet.
Felicino conserva un filo rosso che si è staccato dalla testa di una bambola: per lui è come se fosse un grande tesoro. Nel suo cammino, però, gli viene chiesto di separarsene e di concederlo a un piccolo uccellino che lo utilizzerà per il suo nido. Una piccola grande prova per diventare adulti e per capire l'importanza della generosità e dell'aiuto. Il buon cuore di Felicino verrà ricompensato con altri doni, finchè il filo rosso tornerà da lui.

è molto più di quello che pensi! […] Questo filo ha reso felice un uccellino, ha permesso a una formica di tornare a casa e, tra poco, sazierà dei cuccioli affamati...”.




Ecco qui uno dei miei libri preferiti, l'unico, forse, in cui il protagonista è un filo, pur senza essere nominato. IO ASPETTO, di Serge Bloch e Davide Calì, è la storia della vita. Sì, della vita: non di una vita. Perchè narra i grandi momenti, tristi e felici, attraverso cui tutti noi passiamo e che in un certo senso ci uniscono. Un nuovo nato in famiglia, le feste di compleanno, i regali sotto gli alberi a Natale: le cose che tutti aspettiamo con trepidazione e che, nel bene e nel male, ci fanno sentire vivi.


Se si costruisse la casa della felicità, la stanza più grande sarebbe la sala d’attesa” - Jules Renard.


EDIZIONE: Kite, 2015.

Ma a volte sono i libri più semplici che riservano una sorpresa...
Tra i Prelibri di Munari spunta qualcosa...


Spunta qualcosa proprio dal numero 1...

EDIZIONE: Corraini, 2016.

La storia di fili continua...

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giovedì 1 settembre 2016

VORREMMO INCONTRARTI :)

(WOULD MEET YOU)


The project IncontrArti is an educational project about interculturality. Its aim is to favour integration among children coming from different cultures, through art potentialities.


Our aim is to stimulate children to seek channels of communication and confrontation different from verbal language, in order to go beyond the linguistic boundaries and to find an universal language. For this reason we believe in the great value of images and of visual language which, even if influenced by a particular culture, are naturally free from every system of symbols or alphabets elaborated by human beings. It is possible to communicate by images, but even by gestures, by movements, by sounds and silences. Isn’t that what we call multimedia?

Le forchette di Munari.
Bruno Munari, 1991.
This alternative communication is combined with a deep rediscovery of our way to perceive reality, based not only on the primacy of sight but also on the use of hands, ears, nose, mouth and above all, the heart. We love and encourage the so called synaesthesia, i.e. the union of perceptions, emotions, and information coming from different senses which increase our knowledge of the world and our aliveness.
We try to focus on what is already part of ourselves: creativity, that many deny to possess, is actually an innate mental faculty that helps us to organize information.
With our proposals we want to remove some dust from those rusty mechanisms and give them a new life, in order to learn how to see the reality from a new point of view, like when we were children, to interpret and to assign meaning beyond preconceived knowledge, to think in a lateral and divergent way. If we think laterally, we will notice that there are new, original and more efficient ways to face everyday problems.
Then, the different will not be seen with distrust and prejudice, but as an holder of huge and unlimited experiences, knowledge, stimuli and curiosities.

Bull's Head.
Picasso, 1942.
FOR WHO

For now, we address children of all ages, from 3 years old to 10 years old, elaborating different paths depending on age range.
Potentially, the project could be extended and everyone could be involved!

WHAT

We propose activities that will stimulate reflections about cross-cultural themes - e.g. identity, places, emotion’s colors, handcraft objects - through the presentation of relating materials of different nature: books, comic books, leporellos, maps, images, painting, artworks, music, cinema, photos. This is due to our will to favour a multi-medial approach.
We settle an artistic laboratory for each meeting, where children can mould and give colors and expression to their impressions and elaborate effectively their ideas.


Children at work in Tirano, Public Library
"Paolo e Paola Maria Arcari".

HOW

We strongly believe in the value of rules because, as Bruno Munari said:

«Rule alone is monotonous. The combination between rule and chance is life, 
art, fantasy, equilibrium».

Therefore, each activity is accurately organized, both in the directives, in materials and practical support, but every child can express themselves freely. There are no models to be copied nor example of perfection to be followed: rule is necessary only to provide directions to be followed in order to optimize results, because “projecting is easy when you know how to do that”.
Only through direct and active experimentation children can become actual protagonists of their learning process. “I hear and I forget. I see and I remember. I do and I understand”, Confucius said. But this making-process has to completely useless and free from every utilitarian ambition typical of Western society. For us  it is important that the child takes posses of this learning process in order to apply it in other different situations: their inheritance will be not a product, but a behave.


WHERE

Potentially, everywhere: in a classroom, in the hall of a museum or a library, in a field or in a backyard.
The important thing is that there must be a great open space where it will be possible to sit all together,  sharing, listening to other people and paying attention to our interiority.
For the laboratorial activity it is important that all the materials are tidy, in order to put the children in the condition to choose with awareness what they desire and to distinguish the specificity of every support.
But don’t worry: we will help you sort out your mess!

WHY

We already presented some aims of our project, but in particular we want to increase, enhance and valorize knowledge: our project has an intercultural target and we believe in the equality and in the richness of every culture. We fight against prejudices and narrow mindset with the proposal to draw knowledge, curiosities, beliefs and tales from every culture and to share them. Only experimenting actively the diversity we can become aware of the big source it represents and employ it in everyday life.
Respect, listening, sharing are the key principles.


 BENEFITS
  • To promote peer to peer collaboration and joint commitment.
  • To share experience, knowledge, back-ground.
  • To experiment varieties of different materials and supports.
  • To sensitize to a multimedia and synaesthetic approach to the reality.
  • To provide stimuli, proposals and new cognizances.
  • To stimulate a different, divergent and lateral way to look at the reality.
  • To valorize everyone’s creative and artistic potential.

INSPIRATIONAL FIGURE

The inspirational figure of this project is Bruno Munari, architect, designer, graphic, writer but most of all polyhedral artist and pedagogue by chance. He was the first who strongly believed in the educative value of art and who projected the laboratories from which we take inspiration.

Bruno Munari, 1907-1998.
But if it is true that “everyone knows a different Bruno Munari”, we especially know the Munari of unlimited and free experimentation and of the variations. For him, the “sincere research of variations” was one of the several faces of creativity which consists on systematically changing the features that normally define an object and on proposing a new version of it, different but still recognizable. Like human faces, all different but still faces of human beings!
To search, create, elaborate varieties, therefore, to make the difference our richness.

Alla Faccia!
Bruno Munari, 1992.

WHAT WE HAVE DONE UNTIL NOW

A first set of laboratories took place in Tirano last spring, at the public library “Paolo e Paola Maria Arcari”. The Participants were 15 children – foreigners and Italians – between 8 and 10 years.

The project has been presented in occasion of the 10th UNESCO Summer School “Childhood and children in Multicultural societies: theory, praxis,research” in Warsaw, at the Accademy of Special Education. Our research is going to be published in the conference proceedings

Morover, IncontrArti has been part of the 15 educative tools presented at the Tool Fair Italia 2016,
an exposition of innovative educative practices in Rome. Valued as one of the best tools, it is in the TOP 5 Tool of the Italian Tool Fair.

In the light of the former goal, IncontrArti will be presented in occasion of the International Tool Fair in Malta, from 7th to 12th of November.

IncontrArti is even registered in the Educational Toolboox of Erasmus+ Educative Portal.
Find it here: IncontrArti

For the future, we are waiting for you and we would like to meet you!

Contact us through our Facebook Page: LoT - Larcenies of Time.

martedì 30 agosto 2016

Vorremmo IncontrArti :)

Il progetto IncontrArti è un progetto educativo di carattere interculturale, che si propone di favorire l’integrazione tra bambini provenienti da culture differenti attraverso le potenzialità dell’arte.


Il nostro obiettivo è quello di stimolare i bambini alla ricerca di canali di comunicazione e confronto alternativi al linguaggio verbale, che superino la barriera linguistica e si propongano come linguaggio universale. Per questo crediamo nel grande valore delle immagini e del linguaggio visuale che, per quanto possano essere culturalmente influenzate, sono naturalmente affrancate da qualsiasi sistema di simboli o lettere elaborati dall’uomo. Si può parlare per immagini, dunque, ma anche per gesti, per movimenti, per melodie, per silenzi. Non è questo ciò che oggi chiamano multimediale?

Supplemento al dizionario italiano.
Bruno Munari, 2008.
A questa comunicazione alternativa si accompagna una profonda riscoperta del nostro percepire, che non si affidi solo al primato della vista ma che impari a “sentire” anche con le mani, con le orecchie, con il naso, con la bocca e soprattutto con il cuore. Amiamo la sinestesia ovvero l’unione di percezioni, emozioni, informazioni che esponenzializza la nostra conoscenza del mondo e il nostro sentirci vivi.
Tutto ciò su cui investiamo fa già parte del bagaglio che ognuno di noi ha fin dalla nascita: la creatività, che molti dicono di non avere, è in realtà una facoltà mentale innata che ci aiuta a organizzare le informazioni. Con le nostre proposte vogliamo togliere un po’ di polvere a quegli ingranaggi arrugginiti e rimetterli in funzione per tornare a vedere la realtà da un nuovo punto di vista, come quando eravamo bambini, a guardare e interpretare le cose oltre le conoscenze precostituite, a pensare in modo alternativo e divergente. Se ragioniamo in modo laterale ci accorgeremo che ci sono modi nuovi, sorprendenti e incredibilmente più efficienti per risolvere i problemi di ogni giorno.

E allora anche il diverso non verrà più visto con diffidenza e preconcetto, ma come immenso portatore di esperienze e conoscenze, di stimoli e di curiosità.

Pennellessa.
Pennello con treccine.
Bruno Munari, 1970.

PER CHI

Per ora, ci rivolgiamo a bambini di tutte le età, elaborando percorsi mirati e differenziati per le diverse fasce: dai bambini di 3 anni a quelli di 10 anni.
Potenzialmente, però, il progetto potrebbe evolvere e proporsi a tutti, ma proprio a tutti!

COSA

Proponiamo attività di riflessione guidata su temi trasversali a quello dell’intercultura - tra i tanti, l’identità, i luoghi, i colori delle emozioni, gli oggetti artigiani – attraverso la presentazione di materiali attinenti di diversa natura, proprio per incoraggiare un approccio multimediale: libri, albi illustrati, graphic novels, leporelli, illustrazioni, immagini, mappe, fotografie, musica, cinema.

Predisponiamo per ogni incontro un’attività di laboratorio sul tema, in cui i bambini possano dare forma e colore alle loro impressioni e trovare adeguata rielaborazione delle loro riflessioni.

Attività di riflessione guidata durante il progetto IncontrArti,
Biblioteca civica "Paolo e Paola Maria Arcari", Tirano
COME

Crediamo nel forte valore della regola perché, come diceva Bruno Munari:

«La regola, da sola è monotona, il caso da solo rende inquieti. Gli orientali dicono: la perfezione è bella ma è stupida, bisogna conoscerla ma romperla. La combinazione tra regola e caso è la vita, è l’arte, è la fantasia, è l’equilibrio».

Ogni attività è quindi precisamente strutturata nelle consegne, nei supporti e nei materiali, ma all’interno delle indicazioni date ogni bambino può muoversi liberamente, cercando i mezzi e le vie migliori per esprimersi. Non ci sono modelli da copiare, né perfezioni da ottenere: la regola serve solo a dare quelle indicazioni che permettano di ottimizzare i risultati perché “progettare è facile quando si sa come si fa”.

Solo attraverso la sperimentazione diretta e attiva ogni bambino può veramente farsi protagonista del suo stesso processo di apprendimento. “Se ascolto dimentico, se vedo ricordo, se faccio capisco”, diceva Confucio. Ma questo fare in cui il bambino si cimenta pretende di essere assolutamente inutile e sganciato da qualsiasi velleità utilitaristica tipica della società occidentale. Quello che ci interessa è che il bambino incameri un processo, un modo di fare che saprà poi applicare in nuove situazioni: non un prodotto, ma un atteggiamento sarà la sua eredità.

All'interno del laboratorio troverete tanti, tantissimi materiali: molti li avrete visti nelle vostre case, ma probabilmente non avevate mai pensato di usarli per disegnare, colorare, costruire! 
Noi crediamo che gli oggetti di ogni giorno abbiamo molte potenzialità nascoste e tante risorse che potrebbero aumentare la nostra sperimentazione: serve solo avere fiducia nella nostra inventiva.

DOVE

Potenzialmente ovunque: in un’aula, nella sala di un museo o di una biblioteca, in un prato o in un cortile. L’importante è che ci sia un bello spazio aperto per sedersi tutti insieme e per condividere, ascoltare gli altri e ascoltare se stessi.
Per l’attività di laboratorio è importante che tutti i materiali e i supporti siano ben ordinati, in modo che i bambini possano scegliere consapevolmente ciò che desiderano, discriminando le specificità di ogni risorsa. Ma per questo non preoccupatevi: metteremo noi ordine nella vostra confusione!


PERCHÉ

Alcuni ragioni le abbiamo già enunciate sopra, ma il nostro principale intento è esponenzializzare la conoscenza: il nostro è un progetto interculturale che crede nell’uguaglianza e nella ricchezza di ogni cultura. Ci opponiamo ai pregiudizi e alla chiusura mentale per attingere da ogni universo saperi, storie, credenze, curiosità e per condividerli. Solo sperimentando attivamente la diversità possiamo renderci conto in prima persona dell’enorme risorsa che essa costituisce e di come possiamo rielaborarla positivamente nella vita di tutti i giorni.
Rispetto, ascolto, condivisione i principi chiave.




BENEFICI

  •          Valorizzazione della collaborazione tra pari e dell’impegno su un progetto comune.
  •           Condivisione di esperienze, vissuti, conoscenze.
  •           Sperimentazione pratica variegata con materiali e supporti di diversa natura.
  •           Sensibilizzazione a un approccio multimediale e sinestetico alla realtà.
  •           Provvisione di stimoli, proposte, nuove conoscenze.
  •           Stimolazione a uno sguardo diverso, laterale, divergente sulla realtà.
  •           Valorizzazione del potenziale creativo e artistico di ciascuno.

LA FIGURA ISPIRATRICE


La figura ispiratrice di questo progetto è Bruno Munari, designer, grafico, architetto, scrittore ma soprattutto artista poliedrico e pedagogista per caso. Fu proprio lui il primo a credere nel forte valore dell’arte come strumento educativo e a progettare i laboratori cui ci ispiriamo.
Ma se è vero che “ognuno conosce un Munari diverso”, noi conosciamo soprattutto il Munari della sperimentazione illimitata e delle varianti. Per lui la “ricerca sincera delle varianti” è una delle numerose facce della creatività e consiste nel cambiare sistematicamente i caratteri che definiscono normalmente un oggetto per proporlo in una nuova versione, pur senza fargli perdere la sua identità. Un po’ come i volti umani, che sono tutti diversi ma che sono pur sempre le facce degli uomini!
Cercare, creare, elaborare la varietà, quindi creare la differenza e farne risorsa.

Alla faccia!
Bruno Munari, 1992.
COSA ABBIAMO FATTO FINORA

Un primo ciclo di laboratori si è svolto questa primavera presso la biblioteca civica “Paolo e Paola Maria Arcari” di Tirano e ha coinvolto 15 bambini italiani e stranieri tra gli 8 e i 10 anni.

A settembre il progetto è stato presentato in occasione della Summer School UNESCO “Childhood in Multiculturalsocieties: theory, praxis, research”, a Varsavia presso l'Accademia di Educazione Speciale. La nostra ricerca verrà presto pubblicata negli atti del convegno.

IncontrArti è stato parte dei 15 strumenti educativi presentati in occasione della Tool Fair Italia 2016, un'esposizione di nuove buone pratiche educative a Roma. Ritenuto essere uno dei migliori strumenti presentati, è nella TOP 5 della Tool Fair Italiana.

Grazie a questo risultato, IncontrArti prenderà parte alla Tool Fair Internazionale a Malta, tra il 7 e il 12 Novembre 2016.

Trovate IncontrArti anche registrato nel Portale Educativo di Erasmus+.
Lo trovi qui: IncontrArti



Per il futuro… beh: vorremmo IncontrArti!

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mercoledì 6 gennaio 2016

Un "modello di pensatore": Bruno Munari raccontato da Giancarlo Iliprandi

Tutti amiamo le storie, soprattutto quelle che ci vengono raccontate. Amiamo restare ad ascoltare la voce di qualcuno che ci parla di ciò che noi non abbiamo visto o che non abbiamo nemmeno mai immaginato. Stiamo in silenzio e, mentre le nostre orecchie ascoltano, i nostri occhi vagano nello spazio di una fantasia creatrice, che cerca di immaginare forme e colori di quel racconto. 
Se poi abbiamo sottomano un libro, magari pure illustrato, la strada è più semplice, perché chi ha scritto quel libro ha già mediato tra realtà e fantasia e ha provato a rendere immutato e verosimile il contenuto reale o fantastico della sua mente.

Tutti amiamo le storie, anche per una specie di transfert futuro: tutti speriamo che quando saremo vecchi avremo anche noi molte storie da raccontare. Per questo scriviamo i diari, conserviamo lettere e biglietti d’auguri, scattiamo foto per immortalare il momento che ci servirà per riagganciare nella nostra mente eventi minuscoli e migliaia di azioni che hanno reso quella storia abbastanza importante da essere raccontata.



Le mie storie preferite sono quelle che mi parlano di un mondo che c’era, ma che non ho conosciuto. Questo perché sono nata in un’epoca relativamente recente. Ma ho avuto la fortuna di sentirmi raccontare di persona storie che risalgono ai primi anni del Novecento. 
Dai miei nonni, soprattutto, che hanno vissuto esperienze e vicende che ad oggi hanno dell’impossibile. Storie di fame, di prigionia, ma anche e soprattutto storie di coraggio ed entusiasmo. Amavo ascoltare quelle storie perché mi parlavano di cose e persone che ho conosciuto, perché mi svelavano ragioni e motivi della realtà che avevo sotto mano. Delineavano nella mia mente la giovinezza degli avi, la loro vita di campagna, le loro arti e i loro mestieri. Ed era una realtà così distante, ma allo stesso tempo così mia, che stavo morbosa a indagare ogni dettaglio, ogni minuzia, ogni aneddoto che potesse approfondire la mia conoscenza.
Quelle storie non le sento ormai più, con un velo di tristezza e malinconia sono rimaste sepolte tra le buone abitudini di quando c’erano i nonni…

Non pensavo di certo che il 2016 iniziasse ri-portandomi a questa emozionante scoperta del mondo che c’è stato. No, non ho scoperto niente di più sulla mia famiglia o sulle mie radici, ma ho avuto il piacere di ascoltare una storia delicata e sensibile, come se fosse stata tracciata con setole morbidissime e levigate dal tempo. La storia di Bruno Munari, vista dagli occhi del suo amico e collega Giancarlo Iliprandi...
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Questo perché alle 00.01 del primo giorno dell’anno mi ha raggiunto un pacco misterioso e anche piuttosto controverso – ma questa è un’altra storia – contenente l’originalissima biografia per immagini Note, di Giancarlo Iliprandi. Un desiderio espresso ed esaudito.


Quella stessa notte, tra le famose 00.01 e le due, mi sono addentrata tra le sue pagine, nella mordace curiosità di scoprire qualcosa di nuovo su quell'artista di cui avevo sentito tanto parlare e a cui ero approdata, ancora una volta, attraverso le fila sottili e robuste che legano gli artisti italiani che hanno avuto la loro massima espressione tra gli anni Cinquanta e Sessanta e tra i quali, per quanto mi riguarda, Bruno Munari è l’assoluto paradigma.

Quello che ci ho trovato, tra i tanti spunti per cui vi consiglio i leggerlo, è la storia di una bellissima e semplice amicizia tra artisti geniali nella Milano degli anni Sessanta. Probabilmente solo uno dei tanti percorsi tracciati dai ricordi di Giancarlo Iliprandi, ma egli non me ne voglia se per oggi sposterò – ancora una volta, lo so – l’attenzione sul bellissimo ritratto che mi ha regalato di Bruno Munari.

D’altronde, credo che mi comprenderà, dal momento che pure sua figlia Viviana si innamorò di Bruno “a prima vista, come tutti i bambini”. Okay, visto che non sono più una bambina, o meglio credo di non esserlo più per molti aspetti, la storia che Iliprandi mi ha raccontato ha in un certo senso dispiegato, ha reso palese a me stessa le ragioni di questa smisurata passione che mi lega a Munari. Leggendo le sue parole era come se nella mia mente si chiarificasse il garbuglio di sensazioni e impressioni che in questi anni ho raccolto su di lui e che non riuscivo a riordinare per trasformarli in lucida motivazione di tanto interesse.

Mi sembra di vederlo, seppure le immagini che ho di lui sono solo fotografie, nella sua casa-studio. La stessa in cui ha accolto Giancarlo Iliprandi quando era andato a chiedergli di poter esporre alcune delle sue opere in una delle letture sull'arte contemporanea in Italia che avrebbe dovuto tenere a Salisburgo. Bruno Munari non aveva monografie, non aveva agende né schedari: “segna brevi appunti su dei foglietti 10x10 che infila in tasca ripiegati” e “mi riempì di foto”, proprio per questo suo alternativo modo di documentare.


Lo immagino avvolto nella sua “cordialità contagiosa”, quella con cui affrontava ogni situazione. “Discuteva ogni obiezione tra il divertito e l’infastidito. […] I contrasti finivano con rallentare il lavoro, mentre lui tendeva a risolvere tutto seguendo un ritmo interiore”. D’altronde era stato in Giappone e da quel suo viaggio sembrava aver ereditato non solo i principi Wabi Sabi, ma pure quell’atteggiamento zen che sembra brillantemente permeare le teorie esposte nei suoi libri più “teorici” – Da cosa nasce cosa, Artista e designer.
“Bruno parla con i bonsai”, “colleziona oggetti piccolissimi, perché occupano poco spazio” e “viaggia con le sculture da viaggio”, elementi indispensabili, come se dovesse sempre, pur in punta di piedi, portarsi dietro qualcosa della sua stessa essenza.

Le sue doti principali? Iliprandi cerca di descriverle, e lo fa in uno stream of consciousness di arzigogolata spontaneità: salta da una parte all’altra, cercando di racchiudere dentro una grande rete, tutti gli sprizzi di una personalità così vasta. “La sua dote principale”: la flessibilità, il rigore, la spontaneità. “Trova su una bancarella un disco in dialetto comico milanese. Ripete le battute con quel suo accento un po’ veneto, ride tanto che gli vengono le lacrime agli occhi”, e poi “tutte le sere del ‘65 lo troviamo al Derby che canticchia ‘L’ombrello di mio fratello’” o una canzone di Tony Dallara con una strofa che termina “in fondo ad un bicchiere di gin”. “Bruno la canta spesso anche se non beve gin”. Tutto questo come se si facesse guidare dall’ondata di una sensazione crescente di vitalità ed energia, che gli sa sempre indicare, con un’estemporaneità determinata, ciò che è giusto fare. 
Addirittura si narra una cosa molto insolita, che se conoscessi Munari appena d’accenno, mi confonderebbe: “è salito sul Duomo a manifestare con altri europeisti. L’hanno arrestato”.

Fonte: munart.org

In effetti io me lo immagino così: composto e ordinato quanto basta da creare un metodo, quello del Codice Ovvio, ma sufficientemente audace per mettere tutto in discussione, per farsi sorprendere da ogni cosa. “Le mani, le forbici, i ritagli colorati che gli restavano appesi alla giacca, le poche righe su fogli di carta destinati a chissà quale proto”. “Non possiamo lasciarlo solo con una forchetta” – e chi è esperto comprenderà - perché tutto è materia buona per creare, per dare nuove forme, funzioni, valori, per vedere oltre il consueto.

L’ironia, insieme all’equilibrio zen, lo accompagnavano quando c’era qualcosa da discutere: “non gli piace di venire etichettato”, “anche Munari era intransigente: sotto il suo aspetto mite, non sopportava i mercanti d’arte, la pubblicità” e soprattutto “niente lo metteva in soggezione”.

Ma se proviamo a definirlo, a trovare un’espressione che sia degna della sua vitalità?
Iliprandi lo circoscrive con un’espressione che a me piace molto: “Bruno Munari è stato un indiscusso, impareggiabile modello di pensatore. Potremmo dire anche di progettista, pure di educatore, infine di tante altre cose. E forse non solo modello. Forse sarebbe più appropriato esempio. Di linearità, di chiarezza, di nonsochealtro. Perché riassumere la sua vitalità con espressioni consuete pare quasi riduttivo. Un modello e basta. Fuori dal tempo”.

Fuori dal tempo perché, a conoscerlo, si capiva subito che aveva una marcia in più. Come se fosse “tarato su un metronomo più stimolante, messo in movimento durante gli anni futuristi, chissà".

E se proviamo a dire quali sono state le sue opere più importanti?
Iliprandi dice era un “grande comunicatore”. E credo che questa espressione abbia molto valore se detta da un professionista della comunicazione come lui, da uno che ha fatto del dovere di comunicare il suo lavoro, il suo impegno, la sua passione. Ma “forse le sue cose più importanti sono quelle per i bambini, per i ragazzi. Era un formatore”, perché per essere dei buoni formatori bisogna innanzitutto saper comunicare, saper trovare una corsia preferenziale e brillante per arrivare prima al cuore e poi alle menti di chi si mette nelle tue mani per imparare.
E forse la caratteristica vitale che lo rendeva un formatore d’eccellenza era il fatto che mettesse “sullo stesso piano positivo e negativo. Il suo difetto principale: essere sempre positivo. Veramente positivo”.

Fonte: brunomunari.it
“Veramente positivo” da accettare qualsiasi espressione come forma d’arte, mi verrebbe da dire. “Veramente positivo” da intravedere in ogni scarabocchio tracciato, in ogni foglietto ripiegato, in ogni macchia di colore sgocciolata dai bambini che a partire dal 1977 – anno del primo laboratorio per bambini all'Accademia di Belle Arti di Brera – un’energia vitale origine di idee creatrici.

La cosa più importante che credo di aver imparato da Bruno Munari è a dare un preciso profilo al termine ‘creatività’: la capacità di saper accostare o leggere in modo diverso cose esistenti. Per lui ‘creatività’ non era mai ‘invenzione’ o ‘fantasia’. “Essere creativi non è esplorare un bizzarro ignoto territorio di caccia. Bensì, e con un maggiore raziocinio, ridurre il campo d’azione entro l’angolo del nostro sapere contingente”.
Insomma: saper guardare ciò che abbiamo sotto gli occhi con uno sguardo diverso e, soprattutto, da una nuova prospettiva, per saperlo trasformare, manipolare, ricreare, risignificare.

Ed è per questo che è stato bello trovare tra queste pagine bianche profumate di nuovo la ‘soluzione’ ai loro lavori, a quelli di Bruno Munari e dei suoi colleghi (Giancarlo Iliprandi, Max Huber, Achille Castiglioni, Albe Steiner e tutti gli altri): “una certa operosità è diventata creatività. Perché anche noi, lontani cugini del signor Da Vinci, necessitavamo di un passaporto. O di una patente o di un lasciapassare o di una bolla qualsiasi. Purché fosse chiaro che eravamo dei creativi, finalmente. E non, come per decenni si era supposto, dei pittori, degli scrittori, degli artisti qualsiasi ma, finalmente, dei creativi”.



E così è questo quello che resta, di questa incommensurabile produzione innovativa e originale, audace come solo audace può essere la passione rinascente di artisti, designer, architetti che hanno avuto la responsabilità di dare una chance a un’epoca nuova. Sperimentazioni libere e autonome, che trovano nella loro stessa encomiabile innovazione la linfa vitale per esistere anche fuori dagli ordini, dai generi, dai mercati, come il design di Enzo Mari che “ha sempre fatto quel che voleva, pur con quel carattere terribile che si ritrova”, come la tipografia e la grafica di Iliprandi, come la pedagogia bizzarra e libertaria di Munari.
Probabilmente per questo li ricorderemo, anche se magari loro l’avranno fatto perché “l’unica cosa che resta della vita di un uomo è quello che egli ha fatto per gli altri.” Bruno Munari diceva questo con molta semplicità, con leggerezza. Con quella voce da ragazzo che lascia perplessi molti accademici.

Una semplicità che mi sembra di ritrovare, soffusa e quasi timida in quella foto insolita e sgranata dal tempo,di Bruno Munari a Filicudi, nel suo museo delle ricostruzioni teoriche di oggetti immaginari. La mia foto preferita, il mio paradigma descrittivo di quest’uomo.


Ma come molti dicono, ognuno conosce un Munari diverso, e sono grata a Iliprandi di avermi lasciato immergere nella sua calorosa e familiare atmosfera, soprattutto in quella del 1949, quando, all’isola d’Elba con Alberto (Munari) cercavate piriti all’interno di una cava abbandonata. “Bruno visto di spalle, vestito di bianco, all’imbocco della miniera dove eravamo andati a cercare piriti pareva indispensabile. Doveva entrare nel libro. Doveva entrare assolutamente”.
Invece siamo ancora là, nella cava rossa, carezzati dall’odore della macchia.

E forse, grazie a questa storia raccontata, pur senza quella foto indispensabile, in quella cava rossa mi sembra di esserci stata anche io, fosse solo per un minuto.

Foto tratte da Note, Giancarlo Iliprandi, Hoepli, 2015.