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mercoledì 26 settembre 2018

SENSI di VIAGGIO XXXI: un mese dopo, "tutto si trasforma"

Oggi è un mese che sono in Giordania e immagino che vi aspettiate da me una lunga serie di sproloqui melancolici su ciò che mi manca dell'Italia, su ciò che ho imparato stando qui, sulle cose belle che ho visto etc etc etc.
Il fatto è che sapete benissimo come ho speso questo lungooo e velocissimo mese mediorientale, quindi oggi vi metterò al corrente dell'unica cosa davvero importante che serve sapere quando si vive in Medio Oriente e di come essa stia intaccando profondamente la mia natura ;-)
Nulla è programmabile, tutto si trasforma - sì, questa l'ho presa in prestito dalla legge fisica di trasformazione della massa, che in realtà recitava "nulla si crea, nulla si distrugge, tutti si trasforma".
In Medio Oriente funziona proprio così: tutti i piani che avevi fatto per la giornata si distruggono perché l'imprevisto, il ritardo e l'imponderabile sono sempre dietro l'angolo. Ma tali piani si trasformano in qualcos'altro, in qualcosa di incalcolabile che non ti aspettavi di fare oggi o non così presto o non in questo momento - come se dovesse per forza esserci un momento giusto per tutto.
I tuoi piani si trasformano: tipo ti svegli la mattina e pensi "bene, oggi lavoro un po' sulle mie interviste e poi studio un po' di arabo". Invece salta fuori qualcosa di improvviso tipo che una persona che stavi cercando di contattare da tempo finalmente si palesa e ti fa notare che il suo tempo è contato quindi meglio prendere la palla al balzo.
Oppure pensi "oggi dormo": e invece no, perché il meeting che stavi programmando da settimane sarà proprio oggi e poi mai più.
Questo, come capirete, ti impedisce di pianificare qualsivoglia cosa, perché devi sempre essere pronto a rincorrere cose, persone e occasioni che sembra possano palesarsi nella tua vita solo per pochi secondi.
Tutto si trasforma, insomma, e sicuramente: nulla si crea.
Io ho deciso di lasciar perdere l'agenda, gli orari prestabiliti, il tempo dei pasti, il ritmo sonno-veglia e di adattarmi completamente alle richieste di questa città: c'è qualcuno che vuole andare a mangiare un mansaf, bene, "andiamo!", anche se sono le 10 di sera e questo è il piatto più pesante del Medio Oriente. Qualcun altro che vuole incontrarmi alle 2 di pomeriggio sotto il sole cocente? Perché no.
Qualcuno che vuole parlarmi della sua storia ma oggi, cioè fra 5 minuti perché il resto della settimana lavora? Ecco che prendo un taxi e volo dall'altra parte della città.
A volte, esco di casa e non so quando ci rientrerò. A volte, sopravvivo con 1 litro di latte e 2 uova in frigo, posticipando di giorno in giorno il giorno in cui farò finalmente la spesa. A volte, dico a qualcuno di voi "ci sentiamo presto" e poi scompaio per settimane.
La verità è che in questa città è meglio lasciarsi trascinare che andare contro corrente. È meglio partire e lasciarsi andare nel flusso di energie che la pervade piuttosto che fissarsi sui ritmi o sugli schemi precisi.
La verità è che ogni volta che esco di casa, faccio qualcosa di in-calcolato, di insperato, di in-cercato e vado avanti così, scoprendo cose che non mi immaginavo di trovare o che nemmeno sapevo esistessero.
La verità è che ogni volta che, sempre più tardi, torno a casa, sono piena di euforia - tanto che non riesco a dormire fino a tarda notte - ma mi ritrovo col sorriso sulle labbra e col cuore inebriato dall'atmosfera frizzante dei miei incontri.
E oltre a sapere che questa serendipità è un dono prezioso, divento sempre più vorace e ingorda di momenti, di occasioni, di "chi vivrà vedrà".
Chi mi conosce sa che questa è una vera svolta per me, che ho sempre cercato di intrappolare le mie giornate dentro la rigidità tipica di chi vuole massimizzare ogni istante, di chi vede ogni imprevisto come una perdita di tempo, di chi vuole che le cose vadano esattamente come ha previsto.
E invece ora mi sveglio in modalità zombie, vittima delle ore piccole, con la riserva di energie al minimo e la strategia interna di sopravvivenza che mi dice "lascia vivere". Tipo ora sono sul letto che scrivo a tutti voi e in realtà sarei dovuta essere in due cinema diversi con due gruppi di amici diversi. Invece non ci sono andata, perchè dovevo fare qualcosa di diverso, e ora sono qui, ad aspettare, sicura che qualcosa che ancora non so succederà.
Oggi avrei dovuto "fare i  compiti di arabo" e pianificare i prossimi appuntamenti per la mia tesi: ma la verità è che gli appuntamenti verranno da soli in un momento imprevisto di un imprecisato futuro. E quando succederà, avrò l'istinto di dire 'ma oggi non è il giorno giusto' e poi partirò e tornerò a casa realizzando che in realtà è andato tutto come volevo.
E le occasioni che dovrei crearmi, in realtà crescono e fioriscono da sole attraverso il gruppo di amici e conoscenti che ogni giorno si allarga e mi aiuta a incontrare qualcuno di fondamentale per la mia ricerca. Un gruppo di amici che, mi accorgo solo ora, è già più nutrito di quello stabilito in tanti anni di vita milanese.
Mi spiace se, alla fine di questo post, avrete il cuore in gola, come alla fine di un'accelerazione o al termine di una salita, ma la verità è che va letto proprio così, tutto d'un fiato. E non me ne vogliano i linguisti o gli amici letterati che inorridiranno di fronte a tale linguaggio da slang, ma questa sarebbe una questione da raccontare a parole, più che da scrivere. 
Ma tant'è, che dovrete accontentarvi, perchè l'imprevisto è bello, e anche la metamorfosi.


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